Tommaso Traetta, Documents - Documentos - Documenti
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Year:1876
Month:9
Day:1
Title:Correspondenza di E.T. De Simone al M.tro Michele Carelli
Document:LETTERA XVII

Gli illustri Bitontini


Al chiar.mo Signor Michele Carelli, maestro e compositore di musica.


Gentilissimo Signore,
No, non bastano le cinque lettere, benché lunghe, di questo secondo volume, perché tutti si possano ricordare gli uomini illustri in lettere, in scienze e nelle arti, che si ebbero i natali per entro alle mura della sua città; un'altra, un'altra ed un'altra ancora dovrò aggiungere. Se a lei rincresca di leggerle non so; certo a me non rincresce di scriverle, anzi ne sono oltre modo contento, per la semplice ragione che il mio molto scrivere di tal uomini prova che Bitonto se n’ebbe grande abbondanza. Nè è piccola lode per una città, che dette copia sì grande di uomini, che in ogni tempo ne seppero fare illustre, chiaro e venerato il nome.

Perché dunque dovrebbonle tornare increscevoli? E non le scalda il petto il santo amore di patria? Ed a lei pure non è cara la sua Bitonto, e il pensiero di lei non siede in cima ad ogni suo pensiere?
Sa Ella invece, maestro chiarissimo, di che io temo? Temo che la mia penna, disadorna, male si presti a celebrare, siccome conviensi, il nome degli illustri Bitontini. Ma sarò accagionato di audacia, se il nome loro e le loro geste io trarrò dall’immeritato oblio , a cui, e conceda pure che gliel dica, l'incuria di tanti suoi concittadini, che pure pretendono di essere in lettere saputi, li ha fin qui lasciati con petulante irriverenza?
Davvero che io mi faccio le grasse risa alle spalle di codesti decantati dotti! Ma che fecero essi, gran Dio, per essere reputati tali dalle turbe cieche e plaudenti?

Dotti? Se lo infilzare in alcune loro scucite pappolate, che muovono a riso anco i polli, una serie di melensaggini e di castronerie è titolo sufficiente perché dalle turbe, che ieri gridavanol’osanna, ed oggi braitano il crucifigatur, sieno reputati dotti; io credo che anziché di dotti ei si meriterebbono il titolo di dottissimi, di sapientissimi, da disgradarne quel Socrate, che, per sentenza dell’oracolo, era reputato il piú saggio di tutta Grecia.
Ho pure io di cotestoro gli scritti infra le mani, e chi ieri ne avvocava la causa, ne incielava la potenza dell’ingegno, la feconda fantasia, e l'alta mente ed i nobili concetti, deve pur oggi ricredersi, e convenire meco essere costoro di quella razza di dotti, che ci ritrae il Ferrari nei suoi Uomini serii, che sogliono rispondere con uno stralunare di occhi, con tronchi ed interrotti monosillabi, e, con un se, con una ma, con una esclamazione stereotipata; hanno sempre in pronto una facile risposta a qualsivoglia difficile domanda.
io non vo’ ritrarre oggi veruno; ma é mia la colpa se parecchi dotti vedessero in queste parole il loro ritratto?
Ma non é mio intendimento di tramandare ai posteri in queste lettere la memoria di codesti dotti, cui l’animo trabocca di fiele, di superbia, d’invidia, di livore: mio intendimento si é di ricordare quelli illustri Bitontini, che fino a ieri ancora, colle loro opere commendevoli, fecero chiaro ed illustre il nome di Bitonto.

Fra costoro non é certo da annoversarsi ultimo quel Tommaso Traetta, il nome del quale, a carattere d'oro, dovrebbe essere scolpito sul teatro di Bitonto in una a quella mirabile iscrizione di Pietro Giordani, che si sarebbe voluto sbandire da quel teatro, quasi altri potesse farne una migliore di quella bellissima scritta dall’autore del Panegirico a Napoleone (1). Perchè il teatro di Bitonto debba prendere il nome da un principe, mentre Bitonto é culla di uno dei più sublimi genii musicali, onde vada giustamente superba l’Euterpe italiana, è cosa che non so a me stesso spiegare. Io sono di credere, e spero che giorno verrà, che al sommo del teatro di sua città nativa si vedrà splendere fulgidissimo il nome di Tommaso Traetta, che fu uno dei più grandi maestri, onde vada superbo il secolo passato, e la scuola musicale napoletana. E perché non dovebbe insuperbirsene Bitont, che gli dette il giorno?

«Nella storia musicale, scrive il marchese Giuseppe Pulce, nel suo Saggio storico di letteratura poetica dal secolo di Pende fino al nostro (2), splende maestoso il nome della scuola napoletana sin dal 1700. Dai collegi di Napoli uscirono quelle angeliche melodie che diffusero nel mondo artistico le più sublimi espressioni del sentimento, rivestite di magiche note. Nel sorgere il secolo XVIII Alessandro Scarlatti fondò la vera scuoia partenopea: nato nei 1657, di grande ingegno e di sommo gusto musicale, abbellì con varia ed originale armonia il canto nazionale, adoperando ingegnosamente i soli strumenti da fiato allora esistenti, quali erano il flauto, il fagotto e il corno da caccia. Vinci, Porpora e Durante migliorarono le innovazioni apportate da Scarlatti: Leo e Pergolese resero il canto melodia celeste; ma nel 1760 apparve Lorenzo Iommelli, il più dotto musicista del tempo. Egli riformò ammirabilmente il linguaggio delle note, dando alla espressione melodica suoni più energici e veri. Le riforme iniziate da Iommelli furono con somma solerzia coltivate da Cristoforo Gluck, che, scrivendo, pel teatro di Vienna, propagò la gloria degli accordi religiosi e teatrali dell’arte napoletana.

Piccini, Traetta, e indi Guglielmi, Sacchini,. Paisiello, Cimarosa, Crescentini, Zingarelli chiusero il secolo sempre più onorando coi loro canori accenti la greca Sirena.»
E, prima del Pulce, il Signorelli, nel suo Prospetto del secolo XVIII, nel Supplemento alle vicende della coltura delle Sicilie aveva scritto: «Ultimamente della musica io non fo che un motto, e basterà l’accennare esser questo il secolo de’ Leonardi Vinci e Leo, di Alessandro Scarlatti, di Nicoló Porposa, del padre Martini, del Iommelli, del Sala, dell’Anfossi, del Tritto, del Cimarosa, del Sarti, del Bianchi, del Traetta, del Latilla, del Lagroscino, del Piccinni e del Paiselli, tutti italiani, e maestri insigni.»Fra questi insigni maestri certo primeggiò Tommaso Traetta. Se «Il Gerber, il Choron ed il Fajolle, che di lui scrissero, asserirono che egli nacque a Napoli verso il 1738» non ci reca punto meraviglia; ma ben deve maravigliarci di vedere questo errore biografico ripetuto nella Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de’ loro rispettivi ritratti, compilati da diversi letterati nazionali pubblicata in Napoli da Nicola Gervasi.

Quei letterati nazionali avrebbero dovuto sapere, siccome ci avverte il Bernardi, che «da un ritratto del Traetta, inciso dal Ghinocchi (3) a Londra nel 1776, epoca in cui egli viveva in quella città, risulta che il Traetta nacque a Bitonto, città di Terra di Bari il 19 maggio 1727.» E nella Biografia universale antica e moderna, compilata in Francia da una società di dotti e recata in Italiano e pubblicata in Venezia nel 1829 presso Gio. Batta. Missaglia, benché si taccia il giorno della nascita del Traetta si dice avvenuta l’anno 1727, e la città che gli fu culla: Bitonto nel Regno di Napoli.

Il marchese di Villarosa poi, nelle sue Memorie dei compositori di musica del Regno di Napoli, parlando di Tommaso Traetta scrive: «Niente si sa de’ genitori di lui, e se in Napoli avesse avuto congiunti: lo che fa sospettare che fosse nato in Traetta, e che secondo l'uso del Conservatorio di quel tempo avesse preso il cognome della sua patria, come fece l’Insanguine, che assunse il cognome di Monopoli sua patria.»

A sgomberare ogni dubbio, a torre di mezzo tutti gli errori, scritti intorno alla patria del Traetta, io vo’ qui trascrivere per intero l’atto di nascita di lui, tal quale feci estrarre io medesimo dal registro dei battezzati della chiesa cattedrale di Bitonto:

«Nos subscripti Vicarius Curatus parochialis Ecclesiae Cathedralis Civitatis Butunti fidem facimus atque testamur qualiter in perquisitione librorum baptizatorum qui in Archivio praedictae Paroeciae asservantur, invenimus quod sequitur:

Addì 3 aprile 1727.

11 Rdo. Canonico D. Donato Ant.° Cavallo Vide Sost. ha battezzato Tomaso, Michele, Franco. Saverio figlio legittimo e nato di Filippo Traetta e di Anna Teresa Piacente Coniugi; lo tenne al
S. Fonte Franco, Saracino. Nacque alli 30 dimarzo la mattina at hore 16. Laus Deo. CanonidO D. Domenico della Zecca Vice Sost.°

«Quorum in fidem has nostra manu subscriptas et sigillo parochiali munitas et valituras ad usum historiae bituntinae emisimus.
Datum Butunti ex nostra parochiali ecclesia Cathedrali anno domini millesimo octingentesimo septuagesimo sexto, die quinta septembris.
(Lod. signi) Coad. Cur. Paschalis Masellis»



Coll’autenticità di questo documento che niuno si qui ebbe la cura di estrarre dai registri della chiesa madre bitonina si costringono al silenzio coloro che a Bitonto vorrebbero contestare il vanto di avere dato i natali a Tommaso Traetta, e si toglie ogni dubbio intorno al giorno di sua nascita.
Si disputa fra i biografi del Traetta intorno all’istituto in cui ci sarebbe stato educato. Vorrebbe il Choron che fosse uscito dal conservatorio della Pietà; e il Villarosa ed il Bernardi affermano che egli crescesse all’arte in quello di Loreto, ove «avrebbe appreso i primi ammaestramenti nella musica sacra dal Durante, che fu un modello di maestro di musica perché s’iniziava nella composizione», ed ove sarebbe stato ammesso all’età di undici anni.
Gli scrittori della Nuova Enciclopedia popolare italiana sostengono invece, che il Traetta dal conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo in quello, poco di poi, passasse di 5. Onofrio. «Ammesso giovinetto, essi scrivono, neh conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo in Napoli, ebbe a maestro il Durante; ma cangiatosi questa celebre scuola in seminario nell’anno 1740, Traetta entrò nel conservatorio di S. Onofrio, e fu allievo del Leo.»

In un libro testé pubblicato, Studii storici critici intorno alle opere pie di Napoli leggo alcuni cenni dei quattro conservatori di musica di questa città nel secolo passato. «Sant’Onofrio il più celebre, ebbe a direttori e professori Scarlatti, Porpora, Leo, Durante, e ne uscirono Durante stesso Piccinni, Sacchini, Paisiello; Santa Maria di Loreto, dove formaronsi Guglielmi e Cimarosa; la Pietá, dove Traetta e Ferdinando Paër ebbero ha loro educazione musicale; i Poveri di Gesù Cristo, che diede un Pergolese.»
Non si può dire da quale dei quattro conservatori di musica, che fiorivano in Napoli nello scorso secolo, uscisse il Traetta; sappiamo però che i più reputati erano quelli di Sant’Onofrio e di Loreto, che quest’ultimo si ebbe fino ad ottocento allievi. Di quelli di S. Onofrio e della Pietà (gli altri due essendo scomparsi fin dal tramonto del secolo passato) Gioacchino Murat fece un solo, e da questa fusione sorse appunto l’attuale, che, dal monastero di S. Sebastiano, concesso ai Gesuiti, fu nei 1826 trasportato ove é oggi a San Pietro Maiella, da cui volgarmente prende il nome, e si ebbe successivamente a direttori Marcello Perrini, Bonifand, Zingarelii, a cui tennero dietro il Donizetti, il Mercadante e l’attuale, il comm. Lauro Rossi. Bellini, Lablache e lo stesso Mercadante furono allievi di questa insigne scuola di musica.

In tanta discrepanza di sentenza, né potendo con certezza dire da quale dei quattro conservatorii di musica uscisse il Traetta, basterà a noi il sapere che é allievo della scuola napoletana, e che si ebbe a maestri il Durante ed il Leo, che poi vantaggio di gran lunga. Infatti, uscito appena dal conservatorio, di poco avendo oltreppassato il suo quarto lustro, ei si rivolse all’insegnamento del canto, «compose messe, salmi, vespri, litanie,... nei quali lavoretti tu senti uno stile delicatamente severo, pieno di pure armonie, di naturali e fresche modulazioni, che, variandosi e intrecciandosi nello sviluppo dei motivi, ti soffermano, e, cessati desiderio di risentirli ti prende e ti punge (4).» Ma una sacra fiamma ardeva in petto a questo giovine Bitontino, che, benché nato di poveri genitori, non
poteva appagarsi del poco che aveva fatto, ed ardeva della santa bramosia di nobilitarsi; laonde «Seguendo il Genio che per man lo prese,» ei vide poca d’ora aprire innanzi a sé le porte del S. Carlo, ove s’accostano tremanti i sommi maestri, i più reputati artisti.

Non importa che Traetta fosse giovine di anni; traboccavagli il seno di celeste armonia, allorché nel 1750, pieno di nobile ardimento, e, tremando a sua volta, espose al giudizio dei pubblico il suo Farnace; ma il suo tremare, il suo titubare, i suoi dubbi furono di breve durata; i palpiti, dall’incertezza che in sulle prime gli cuoprirono di rossore il volto giovanile, su cui scherzavano ridenti i ventiquattro anni, si mutarono di un tratto in palpiti di ebbrezza, di gaudio, di esultanza, di gioia. Tommaso Traetta aveva ricevuto il battesimo dell’artista in S. Carlo, sulle scene del primo teatro del mondo, nei prolungati applausi, a cui lo fece segno il gusto musicale dei Napoletani. Il Farnacee fe’ grande, immortale, il suo autore. Tommaso Traetta da Bitonto era nato all’immortalità, ed il secolo XVIII salutava in lui uno degli astri più sfavillanti della scuola musicale italiana. Al giovane autore del Farnace, dicono Choron e Bertini, furono altre sei opere commesse cosi serie che buffe, e tutte, soggiunge il Bernardi, «egli mandò a compimento con energia e passione: fra esse merita menzione quella intitolata: I pastori felici.»

L’eco degli applausi di S. Carlo si udì ben anco a Roma ove di un tratto la sua fama risuonò siffattamente, che ivi si volle il Traetta, ci l’Ezio, scritto pel teatro Aliberti di quella città, ed ivi recitato nel 1754, fece sommo, se già era, nel volgere di brevi anni, divenuto grande. Non pago del trionfo dell’Ezio scrisse l’anno medesimo le Nozze contrastate pel teatro de’ Fiorentini, dice il Viliarosa, da cui si ebbe e nuovi applausi, e fama maggiore; e così onusto di allori passò nella gentil Firenze, maestra nel gusto, culla dell’arti, ed ivi col Buono d’Antona nel 1756, giunse al colmo della gloria.

Si ebbe vaghezza allora di gustare i componimenti dei Traetta in tutta Italia; e Venezia, Milano, Genova, Torino sel disputavano, il bramavano loro ospite, loro cittadino il volevano. Ma più di esse fu avventurosa Parma, che se l’ebbe, chiamatovi con lauti emolumenti dal duca regnante, da cui il Traetta «accettò, siccome leggesi nella Nuova enciclopedia italiana, il titolo di maestro di cappella alla sua corte, e il carico d’insegnare il canto alle principesse della famiglia ducale.»

A quell’epoca, ci fa osservare il suo concittadino Bernardi «il Traetta cambio, secondo il Laborde, il suo stile, e imitò nelle sue opere il gusto francese, che era quello della corte di Parma (5).»

Ippolito ed Aricia é la prima opera che scrisse in Parma: fu rappresentata nel 1759, e, andando a marito, l’infanta di Parma col principe delle Asturie nel 1765, fu ripetuta. Gli applausi furono cosi strepitosi, e si grande il pubblico gradimento, che il re di Spagna assegnò al Traetta una pensione, quasi attestato del suo affetto e a guiderdone del valore artistico dell’illustre Bitontino. Di cui la fama si estendeva ognora più e diventava maggiore ognora, per modo tale che a Vienna del pari che in Italia era caro e venerato il nome di Tommaso Traetta da Bitonto; e sì che l’Austria avrebbe voluto all’Italia rapirlo, ma non ottenne intiero il suo intento, e poté solo averlo per breve tempo.

A Vienna, scrive la Biografia universale antica e moderna, compilata in Francia da una società di dotti, e recata in italiano e pubblicata nel 1829 in Venezia (6), gli vennero proposti due soggetti, l’uno dei quali (Armida) «già trattato dall’Iommelli, doveva ricomparire con tanto fulgore sotto la penna di Gluck, e l’altro (Ifigenia), che, dopo di avere abbreviato la vita a Iommelli, era destinato a metter dissensione tra Gluck e Piccinni. Traetta non ritrasse il piede da tale cimento, e le prefate due opere sono del novero delle migliori sue produzioni.»

L’Ifigenia gli procurò larga messe di applausi a Vienna; e, reduce a Parma, dette fuori la Sofonisba: e preparavasi intanto l’Armida, che, coll’Ifigenea, dal teatro imperiale di Vienna, fece il viaggio trionfale su per le scene di tutti i teatri d’Italia.
Venuto a morte nel 1765 l’infante D. Filippo, duca di parma, Vinegia lo volle, se l’ebbe, e poselo a capo del grande conservatorio dell’Ospedaletto, finché nel 1768 Caterina II di Russia lo chiamò con grandi istanze a Pietroburgo, nella sua corte invece del Galuppi, lasciando ha direzione dell’Ospedaletto di Venezia al Sacchini.

Cosa incredibile! Benché di salute cagionevole lo si volle a forza trattenere tra i geli della Newa per ben sette anni, ed a mala pena poté accommiatarsi dalla corte della Czarina, e da lei a mala pena poté ottenere congedo, per passare nel 1775 a Londra, ove sperava di rinfrescarsi della salute. Ma, benché giovane, perché affranto di forze, erasi di un tratto eccliassato il bagliore del suo genio, e ben s’intravvide nel Germondo, che, rappresentato nella primavera del 1776 nella capitale britannica nel teatro del Re, fu, con altri suoi componimenti pubblicati a Londra, accolto freddamente.

L’animo nobilmente altiero del Bitontino si dilungò allora dalle nebbiose sponde del Tamigi, anche per vedere se
l’Italia ridonata gli avrebbe la salute, di cui andava da parecchi anni in cerca, ora in Russia, ora in Austria, ora in Inghilterra peregrinando. Napoli e Venezia udirono ancona le ultime note del cigno di Bitonto; ma l’estro degli anni passati era infiacchito, ed ei si venne meno in Venezia ai 6 di aprile del 1779 (7).

La Nuova Enciclopedia popolane italiana termina il suo breve paragrafo biografico di Traetta con queste parole che mi paiono meritevoli di essere trascritte: «Dotato del più gran genio drammatico, pieno di vigore nell’espressione dei sentimenti, andito nelle modulazioni e inchinato più degli altri musici italiani del suo tempo a far uso dell’armonica cromatica della scuola tedesca, Traetta pare considerasse la musica teatrale in quel punto di vista che seguì poi Gluck alcuni anni dipo, salva la differenza delle tendenze melodiche, le quali sono più marcate nelle opere del compositone italiano, che non in quelle dell’autore tedesco. Nel patetico Traetta toccò non rade volte il sublime, come nell'aria di Semiramide, che fu inserita nel metodo di canto pel conservatorio di parigi (pag. 274 e seg.).»

Vanno annoverate fra le opere principali di questo illustre Bitontino le seguenti: 1. Il Farnace, rappresentatosi in Napoli, al S. Carlo nel 1750; 2. L’Ezio nel teatro Aliberti a Roma, nel 1754; 3. Le Nozze contrastate a Roma, nel 1754; 4. Buono D’Antona a Firenze nel 1756; 5. 1 Pastori felici a Napoli nel 1753; 6. Ippolito ed Aricia a Parma nel 1759; 7. Ifigenia in Aulide a Vienna nel 1759; 8. Sordilano principe di Granata in Parma nel 1760; 9. Armida a Vienna nel 1760; 10. Sofonisba a Parma nel 1761; 11. La Francese a Malghera in Parma nel 1762; 12. Didone abbandonata in Parma nel 1764; 13. Semiramide riconosciuta a Venezia nel 1765; 14. La Serva rivale in Venezia nel 1767; 15. Amore in trappola in Venezia nei 1768; 16. L’Isola disabitata a Pietroburgo nel 1769; 17. L’Olimpiade a Pietroburgo nel 1770; 18. Antigone a Pietroburgo nei 1772; 19. Germondo a Londra nei 1776; 20. La Disfatta di Dario a Napoli nel 1778; 21. L’Artenice in Venezia nel 1778.
Evvi chi attribuisce pure al Traetta il Castore e Polluce, che sarebbe stato rappresentato a Parma nel 1758; e non vi ha dubbio sia del Traetta un oratorio in lingua latina, intitolato Salomone, scritto a Venezia nel 1776 per le allieve del Conservatorio dell’Ospedaletto, diviso in due parti ed a cinque voci di soprano e di contralto. l’autografo di questo oratorio é in potere del signor Fetis, e su quello, di pugno del Traetta stesso, sono scritti i nomi di quelle alunne che lo ebbero cantato. I nomi della Laura Conti, della Messana, della pasquale, della Gabrielli e della Vertramin furon dal Traetta fin da quando erano scolane inscritte nel novero delle grandi artiste; ed esse non fallirono al presagio dell’iliustre Bitontino.

Nell'archivio poi del Conservatorio di S. Pietro a Maiella in Napoli si conservano le seguenti composizioni del Traetta: 1° Armida, opera in tre atti; 2° Ifigenia opera seria in tre atti; 3° Stabat Mater per quattro voci a più strumenti in Mi bemolle terza maggiore, 4° Lezione terza per voce di soprano in Sol terza maggiore del primo Notturno del santo Natale; 5° Arie diverse in numero di 39, alcune con violini e basso, ed altre con più strumenti; 6° Duetti sette con violini e basso o con più strumenti; 7° Terrore m’ispirava, aria con accompagnamento di piano forte; 8° Ah! consola il tuo dolore, aria ridotta per due violini, viola e basso; 9° Sogno, ma te non miro, canzone a tre voci, due soprani e basso, in La terza maggiore; 10° Solfeggio con accompagnamento di pianoforte.

Sono poi del Traetta un Passio Secundum Joannem, la sola turba a quattro voci; alcuni tratti delle tre profezie del Sabato santo a quattro voci pure, e parecchi volumi di arie, duetti e terzetti.

Nulla tralascerò d’intentato, appena sarò in Napoli, per ottenere comechessia una copia di qualche componimento musicale di questo illustre suo concittadino, e sarà giorno per me lietissimo quello, in cui, avutolo, potrò farne omaggio al municipio di Bitonto.

L’illustre comm. lauro Rossi, direttore del conservatorio di napoli l’egregio acav. Francesco Florimo, che ne é l’archivista, avrò spero, favorevoli per mandare a compimento questa mia bramosia; ed, ottenuta una grazia sì segnalata, a Lei, maestro carissimo, si spettenà di fare udire ai suoi concittadini le armonie di quel Traetta, che, sconosciute nella città ove ci si nacque, commossero già ad entusiasmo nello scorso secolo tutta l’Europa, che andava a gara per vedere il Bitontino Tommaso Traetta, per udire i suoi concetti celestiali Firenze, Napoli, Roma, Milano, Venezia, Parma, Vienna Londra, Pietroburgo, e Manheim, che neh 1766 volle udire la sua Sofonisba, si contendevano il Tommaso Traetta; e le opere di lui dovranno oggi ancora ignorare Bitonto, sua patria, i Bitontini, suoi concittadini? No! non sarà mai!

Ora, il crederebbe, maestro chiarmo, mi cade fra le mani il N. 41 (anno II. Semestre II) del giornale il Politeama pittoresco; ed a pag. 325 veggo disegnata la facciata del teatro di Bitonto, ed a tergo (a pag. 326) leggo un articolo intorno a quel teatro di poco meno che due colonne. Mi dice in un punto lo scrittone di questo articolo, il signor Domenico Valente, che «Bitonto non é ultima fra le città cospicue pei chiari ingegni che ha visto nascere;» e parecchi ne novera; ma il crederebbe? Di Tommaso Traetta si tace, quasi mai fosse stato o non fusse uno dei più chiari ingegni di Bitonto. Io perdono di leggieri al signor Domenco Valente il suo silenzio; ei non era punto obbligato di conoscere le glorie ed i fasti della sua patria; ed ignorandoli a lui era impossibile di farne cenno; ma si può perdonare chi, parlando del teatro di Bitonto, e, per incidenza, noverando i chiari ingegni che entro alle sue mura si ebbero nascimento, dimenticò il nome di Tommaso Traetta?

Nè so per altro lato darmi ragione perché il Comune di Bitonto non abbia da Tommaso Traetta denominato il suo teatro, come il suo ginnasio denominare dovrebbe da Vitale Giordani (8).

Quando mai Bitonto, che dovrebbe essere così giustamente tenera, e così nobilmente altiera delle sue glorie compirà quest’atto di tarda giustizia? Quando mai Bitonto rivendicherà all’immeritato oblio il nome illustre di Tommaso Traetta. Mi vergogno di leggere il nome di Traetta dato ad un chiassuolo...!

Voglia il Cielo che questa tarda giustizia (9) si compia quanto prima, e che io, con queste mie lettere, abbia come che sia contribuito a ridestare nell’animo dei suoi concittadini quella venerazione e quel culto, a cui hanno diritto tanti suoi illustri concittadini, di cui il nome, se Bitonto lascia negletti, la storia ha registrato a caratteri d'oro nelle sue eterne pagine,


«Godi, Bitonto, poi che se’ sì grande che per mare e per terra batti l’ali,
E su nel Cielo il tuo nome si spande.»


E qui fo punto, lieto d’avere reso a lei questo tributo d’onoranza, a lei, che del Traetta segue le peste con nobile zelo, e di raffermarmi per

Di Bitonto, 1 settembre 1876.

Suo Devotmo

Prof. E. T Dr Simone






AGGIUNTA



Nello scorso anno nel collegio di Musica di Napoli si riuniva una commissione artistica per inalzare in Napoli un monumento a Vincenzo Bellini, ed essa indirizzavasi ai Municipi italiani per stimolarli a concorrere ad opera si bella.

IL comm. lauro Rossi, nome nell’arte cotanto celebre, direttone del collegio di Musica, con special cura sollecitava il Municipio di Bitonto ad onorane nel Bellini anche il Traetta, colla seguente lettera, di cui ho tolto copia autentica dagli stessi registri di S. Pietro a Maiella, e che qui mi affretto di porre sott’occhi ai Bitontini, perché contiene un bell’elogio del Traetta; ed é tanto più bello in quanto che é scritto dal comm. Lauro Rossi.



«Illustrissimo signor Sindaco,

«La Commissione artistica di questo Real Colegio, incaricata di erigere qui in Napoli un monumento a Vincenzo Bellini, fiduciosa si dirige alla S.V. Illma, acciò si compiaccia aprine una sottoscrizione, a seconda del programma che si pregia rimetterle, nel comune da Lei egregiamente rappresentato.

«Bellini é gloria mondiale, perché la musica é cosmopolita; ma l’Italia lo ebbe e figlio, e prima delle altre nazioni si commosse, ascoltando quelle sublimi melodie. Potrebbero ora gh’Italiani negarsi senza ingratitudine ad inalzare un monumento all’autore di tanti capi d’opera, e che fa ancora risonare la gloria della musica italiana noi più lontani lidi?

La città di Bitonto riconderà con orgoglio essere stata patria ad uno dei più rinomati compositori del secolo passato, Tommaso Traetta; non si neghenà quindi certo concorrere alla bell’opera che Napoli si propone. Onorando Bellini essa renderà anche omaggio al suo compatriota col mostrare di sapere apprezzare l’ispirazione e l’ingegno, ovunque si trovino.
«La Commissione, conoscendo la venerazione che la S. V. Illma. professa per i grandi genii, é sicura dell’interesse che Ella spiegherà onde riuscire nel desiderato intento, gliene rende i più sentiti ringraziamenti, e con sensi della più alta stima si protesta

Della S. V. Illma.

Per la Commissione

Il Direttore del Real Collegio di musica
Lauro Rossi»


Ahl’illmo. signor Sindaco
della città di Bitonto.



Dirò cosa incredibile, ma pur vera. E’ tanta «la venerazione che il Municipio di Bitonto professa pei grandi genii» che non si degnò neppure di rispondere a lettera si cortese e gentile. So che il Municipio di Bitonto ha debiti assai, benché abbia tanti introiti; ed in conseguenza nulla avrebbe potuto fare, né per onorare il Bellini, ed in Bellini il Traetta; ma che a tanta cortesia di lauro Rossi di debba rispondere col silenzio, parmi cosa indegna.

Io non crederei a questo fatto se non mi venisse ripetuto dello stesso comm. Lauro Rossi, a cui, benché non Bitontino, e senza verun mandato, ed all’illustre commissione da lui presieduta, chieggio io scusa, certo d’interpretare la cortesia dei Bitontini, e riparare cosi, benché tardi, una dimenticanza che quasi direi rasenta col fatto.

Ciò che narro é vero; ma se nol fosse parrebbe perfino inverosimile. Oh! povera patria del grande Traetta!
Si é per ciò che, appena giunto in Napoli, lo scorso novembre, mi ebbi a durare tanta fatica per ottenere la copia dello Stabat di Traetta!
Ma sieno rese grazie amplissime e alla cortesia del comm. Lauro Rossi e del cav. Francesco Florimo, i quali dopo avermi manifestato il giusto loro risentimento per tale fatto, essi stessi si cooperarono per farmi ottenere la copia dello Stabat, da me cotanto bramata.

Del che io sono grandemente lieto, perché, non sapendo in quale modo migliore onorare Tommaso Traetta, di quella copia già volli donare il Municipio di Bitonto, a cui testé ne faceva omaggio colla seguente mia
«All’Illmo. sig. Sindaco della città di Bitonto. lettera:


Ill.mo. Signore,

Se Ella considera la piccola mole del volume di musica manoscritto, che oggi le invito, le parrà per avventura tenue il dono, che io sono lieto oltre modo di offerire rispettosamente a codesto Municipio; ma se per poco riflette, che in queste carte sono trascritte le note celesti dello Stabat di Tommaso traetta, che, nato in Bitonto, é una delle glorie più belle del mondo artistico musicale, la tenuità del dono le parrà di gran lunga superione alla pochezza mia, se vuole, ma rispondente al mio buon volere ed all’affetto grandissimo, che ormai a codesta illustre città indissolubilmente mi lega.

Eccole dunque, illmo. signor Sindaco, la copia del manoscritto, quale mi venne fatto di ottenere, dopo reiterate istanze e grandi difficoltà superate.

Così possa quanto prima Bitonto udire echeggiare sotto le volte delle sua musica e maestosa basilica quelle melodie sublimi, con cui fin dal secolo passato il divino Traetta, precursore del Donizetti, del Bellini, dei Mercadante del Rossini, divinò l’armonia delle roteanti sfere, fra le quali cento l’anima sua immortale immortalmente s’india.

Gradisca, ne la prego onorevole signor Sindaco, anche per l’illustre Municipio, si cui siede a capo, quest’omaggio che le porgo e rassegnando a Lei
ed a codesto Consiglio o sensi di mia reverenza e di una devozione, mi raffermo.

Di V.S. Illma.

Di Napoli, 17 gennaio 1877.

Devotissimo
Prof E.T, De Simone




Una cosa solamente mi duole, che, donando la copia dello Stabat, dovetti pregane il Sindaco mi rinfrancasse le spese di trascrizione ed altre.
I miei scarsi mezzi, il tempo che consacro a questi stupii mi vietano di recare qualsiasi disquilibrio al mio povero bilancio. Non mi vergogna il dirlo.
Fuvvi chi credette d’insultarmi rinfacciandomi l’attuale mio stato di finanze; mi compiacqui di quell’insulto villano, perché si é dimostrato per l’appunto con quello che il letterato, l’artista (se tale io sono) che ha coscienza di sé «non sottopone i suoi principii al tempo, nè il suo genio al bisogno, e alla speculazione»
Ora poi si spetta a me porgere vivissime grazie al Sindaco di Bitonto, che, appena ricevuto la copia dello Stabat, scrivevami ha seguente gentilissima lettera:

Comune di Bitonto - Risposta alla nota del 17 gennaio del 1877. All’Illmo. sig. Prof. E.T. De Simone - Napoli.

Bitonto, li 27 gennaio 1877.

Fregiata della riverita sua nota a margine datata, ricevo il nobile dono della copia fedele dello Stabat di Tommaso Traetta. Il nome dell’autore, la pregievolezza dell’opera, la sublime idea di ricercarla a grandi difficoltà per farne monumento artistico ad onore delle antichità di questa Bitonto, ove l’autore stesso ebbe nascita, rivelano abbastanza la sapienza e l’affetto del Donatone, che io rispettosamente ammiro e stimo, e cordialmente ringrazio, anche in nome di questo Consiglio comunale e della intera cittadinanza, che le riprotesta dovuta riconoscenza.

Di Napoli, 5 febbraio 1877

Il Sindaco
G.B. Sylos Sersale





NOTE

(1) Pietro Giordani per questo teatro fece la seguente bellissima iscrizione, ammirabile per la sua eleganza e per la sua chiarezza:
XXIFAMIGLIE BENEVOLE ALLA PATRIA COL PROPRIO DANARO MDCCCXXXVII

Chi lo crederebbe? L’iscrizione del Giordani non andò a sangue, e si ebbe la baldanza di porvi quest’altra, lasciando da banda quella bellissima:
TEATRO NUOVO DIECI ED UNDICI FAMIGLIE EDIFICARONO A SCUOLA DI CIVILTA”
A DILETTO ED ORNAMENTO DELLA PATRIA

Confronti il lettore!
lo non so se sia stata maggiore la pochezza di chi volle rifiutare la petulanza e la iattanza di chi osò farne un’altra da sostituire a quella, che però, sia detto ad onore del vero, oggi è stata riposta là, donde non si dovrà torre mai più finché quel teatro starà in piedi.
Sono fatti questi che non saranno creduti da molti; ma, s’io dicami il vero, ne fanno testimonianza Bitonto ed una memoria manoscritta, che gentilmente mi favorisce il signor Filippo Valente.
Ma non bastava l’insulto al Giordani, si volle anche insultare il Traetta.
Sono sulla facciata del teatro quattro nicchie per riporvi busti di alcuni sommi. Or bene chi lo crederebbe? Non si pensò punto al busto di Tommaso Traetta. Qui poi l’insulto, l'ignoranza e l'irriverenza vanno di pan passo.
O dotti, o letterati, o filosofi bitontini, ove eravate voi quando si edificava il teatro di Bitonto, quando si svillaneggiava il Giordani, il vero creatore dell’epigrafia italiana, quando si condannava al!’obblio il nome di Tommaso Traetta? Proh pudor!!!
(2) Vol. 2° Teatro italiano, pag. 400, Napoli 1867.
Vedi l’articolo intorno a Tommaso Traetta e la musica, pubblicato da! signor Luigi Bernardi da Bitonto nel N. 3 di giovedì 3 febbraio 1876 del Mascherone, giornale semii-umoristico di Torino. Mi duole di non avere la continuazione di questo articolo, nè so se lo stesso, sig. Luigi Bernardi lo abbia proseguito siccome prometteva. Chiesto il giornale a Torino mi si rispose che il Mascherone era trapassato.

(3) Secondo altri dal Ghirocchè.

(4) LUIGI BERNARDI nel giornale il Mascherone.

(5) Il Ginguenè ne!la sua Enciclopedia metodica musicale all’art. crier, narra che «nella Safonisba di Traetta la regina si mette tra lo sposo e l'amante per impedire che si battano: Crudeli, dice loro, che fate? Se avidi siete di sangue, ecco il mio petto... E siccome ostinavasi ad uscire esclama; Dove andate? Ah no! Su questo Ah! ¡‘aria doveva essere interrotta da un grandissimo sforzo di voce. Ii compositore, non sapendo come segnare il grado, mise sopra la nota sol e fra due parentesi un urlo francese.» Cosi nella Biografia universale antica e moderna alla voce TRAETTA.

(6) L’articolo biografico di Traetta in quest’opera it del De Angelis, ed è segnata da queste iniziali D.G.L.

(7) Mi si dice che al Ginnasio siasi dato il nome di Carmine Sylos. Lodo i! nobile atto; ma egli parmi che il nome di Vitale Giordani, quantunque si fossero le virtù di Carmine Sylos, di cui discorrerò di proposito, sarebbe più acconcio al ginnasio della gioventù studiosa bitontina.
(8) Vedi l'Aggiunta a questa lettera.


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